Volevamo capire se, togliendo il movimento lento di fondo, restasse un segnale breve capace di riconoscere una forma nascosta nei dati. Il cycle è solo sintetico: non parla del mercato reale, non promette diagnosi, non anticipa esiti. Misura una cosa più semplice e più severa: se lo schema regge quando l’ordine dei dati viene protetto.
Il sistema trova una verità pulita, ma scomoda. Quando i dati sono mescolati liberamente, qualche traccia sembra comparire. Però la stessa traccia appare anche dove non dovrebbe: nei casi costruiti solo con scosse o solo con variazioni di intensità. Appena il confronto rispetta blocchi più lunghi, tutto cade. Non solo i falsi segnali: cadono anche quelli che volevamo recuperare. Lo schema non regge.
Questo non chiude la ricerca, la restringe. Il segnale breve non può essere promosso così com’è. La qualità del cycle è sufficiente per dire una cosa utile: il prossimo passo non è irrigidire ancora il filtro, ma riprogettare. Prima serve un candidato che distingua davvero la forma cercata dai suoi imitatori; solo dopo il controllo più duro può diventare una prova finale.